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Lectio Divina. Domenica 17 maggio 2015
Mc 16,15-20

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

ascensione del signore

Abbiamo bisogno di sane distanze per vedere la nostra realtà è quella che ci circonda con gli occhi di Dio, ciascuno a partire dalla propria parzialità esistenziale.
Il Vangelo di Mc terminava al V.9, e anche se le nostre traduzioni italiane non la riportano, l’ultima parola è “infatti”, una parola che non ci permette di avere una conclusione, di mettere una fine, di dare delle sentenze finali, di mettere un punto.
Ciò che leggiamo successivamente fino al V.20 non è altro che il tentativo della prima comunità cristiana di raccontarsi l’evento Pasquale, di motivare quella tomba vuota del mattino del “primo giorno”, essi sono già una sintetica rielaborazione del messaggio evangelico. Cristo è risorto, la tomba è vuota, e noi? Adesso che si fa?
In questa pericope non ci raccontano apparizioni, o meglio incontri con il Risorto, così come fanno Luca e Giovanni, ma vi è una sintesi tutti in pochi versetti senza dettagli o descrizioni, ciò che conta forse non è solo se abbiamo visto il Risorto, ma se dopo la nostra vita è cambiata, se i nostri occhi sul mondo sono cambiati, se la direzione delle nostre storie ha avuto una svolta, una con-versione a “U”.

La solennità che celebriamo domenica, l’Ascensione, ci porta a focalizzare la nostra attenzione sul V.19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio”, l’esperienza della risurrezione per la prima comunità giudeo-cristiana non è quella di una presenza, ma quella di una assenza, di un saluto, di un arrivederci, di un invito ad uscire, ad andare fuori, verso tutti, verso quella Galilea che attende una parola di speranza.

Sollevato, innalzato, assunto, asceso, sono vocaboli che rendono parzialmente l’idea di ciò che sta succedendo, gli Undici non vedono Gesù volare in alto, non è un supereroe, non vedono forme strane nel cielo, nubi che rapiscono, ma credo che questa sia l’immagine più eloquente per descrive il processo di maturazione nel cammino di fede di un “discepolo”. Arriva per tutti un momento in cui non capisci più niente, dove tutto sembra non avere senso, dove sei davanti ad un sepolcro fermo, a fissare il vuoto e non sai darti risposte, dove le inquietudini superano la voglia di vivere, di sorridere, di andare avanti e tutto si blocca, ci si chiude in un mutismo esistenziale per un unico motivo, “avevano paura”. E poi, tutto ad un tratto, quando meno te lo aspetti, la Vita arriva e bussa alla tua porta e ti dice alza lo sguardo, guarda il alto, solleva i tuoi occhi perché la direzione della tua vita non finisca davanti al vuoto ma sia rivolta Altrove.

Il Risorto viene sempre al mattino, perché come qualcuno mi ha insegnato, la notte non è mai troppo buia, la luce ha già vinto le tenebre e il nostro sguardo è già in grado di guardare in alto.
È necessario che riusciamo a mettere distanza dai nostri sepolcri, dai luoghi di morte, dagli eventi di disperazione della nostra vita, a chiamarli per nome, per poi alzare lo sguardo , guardare in alto con la certezza che Cristo siede alla destra.
A noi forse no dice più nulla questa affermazione, ma essere alla destra di Dio (cfr. So 110, Rm 8,34, Eb 10,11-18) ha questo significato ultimo, la certezza che il bene supera sempre il male, anche se tutto ciò che abbiamo attorno sembra dirci il contrario, perché il bene non fa rumore. Lo stesso Paolo dice: Noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati”.
La certezza della vittoria di Cristo è il motore della speranza evangelica, il senso profondo della fede Cristiana.

E allora perché fermarsi a guardare la vita ripiegandoci su se stessi, perché continuare ad avere orizzonti piccoli, definibili, a portata di mano, se le angosce, le infedeltà, l’odio, che inevitabilmente appartengono alla nostra storia sono già state vinte da Cristo? A noi è data la libertà e la responsabilità ultima di vivere da vincenti, non evadendo, non bloccandoci nella paura, ma alzando, sollevando, “ascendendo” il nostro sguardo verso l’orizzonte sempre nuovo del domani di Dio.

Buona Domenica!

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