La Comunità monastica di Sant’Anna

 

le suore di sant’anna
fondazione filippine del monastero di sant’anna
Donna Geltrude: un modello di fedeltà evangelica
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MMillenario è il ritmo dell’ora et labora per la comunità monastica benedettina di Bastia che nel corso della storia ha superato guerre, soppressioni e allontanamenti.

Dall’inizio dell’anno 1000 fino al 1398 le monache risiedevano nel monastero di “San Paolo delle Abbadesse”, dove il 28 marzo 1211 accolsero Santa Chiara che iniziava il suo cammino di consacrazione dopo che Francesco le aveva tagliato i capelli alla Porziuncola.

Dal 1649 la comunità monastica risiede nell’antico castello dei conti Baglioni (Rocca Baglionesca) al centro storico di Bastia, e da allora ininterrottamente la lode a Dio si innalza sette volte al giorno, così come scrive San Benedetto nella sua Regola “Nulla anteporre all’opera di Dio”.

Silenzio, lectio divina, vita fraterna, accoglienza del pellegrino, del povero e del forestiero sono cardini della vita quotidiana all’interno del chiostro, in cui si è tutte alla scuola dell’amore evangelico in clima di raccoglimento, ma anche in aperto dialogo con il mondo, per ascoltare le nuove e incessanti sfide esistenziali di questo tempo.

E così è avvenuto anche per la comunità monastica di Bastia la quale nella sua storia si è occupata di diverse mansioni dalla bonifica dei terreni, all’ asilo dei bambini, dalla scuola di ricamo alla custodia degli anziani, dalla partecipazione agli eventi culturali sul territorio, all’accoglienza dei bisognosi nel corpo e nello spirito, per essere fedeli alla dimensione di servizio evangelico.

Oggi la comunità é composta di 24 monache con età compresa tra i 104 e i 21 anni, divise in due realtà, quella di Bastia e quella di Mindanao, nelle Filippine in cui da diversi anni sono presenti con una nuova fondazione, in un territorio a maggioranza musulmana, con tutte le difficoltà che ciò comporta.

Le attività che vengono svolte dalla comunità sono variegate: accoglienza degli ospiti nella foresteria, produzione di piccoli oggetti di artigianato (ricamo, decorazione dei ceri, icone, produzione di marmellate), raccolta delle olive, ritiri spirituali per gruppi o per singole persone, consultazione on-line e prestito bibliotecario dei propri volumi (circa 12.000).

Infine possiamo concludere affermando che la comunità di Sant’Anna cerchi di vivere quello che possiamo definire il cuore della spiritualità benedettina: saper rispondere profeticamente ed evangelicamente alle esigenze del suo tempo.

La Comunità monastica di Sant’ Anna

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