Che forma diamo alla nostra quotidianità?

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Che forma diamo alla nostra quotidianità?

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Il Gesù narrato dai Vangeli canonici ha toccato tutti lebbrosi, pubblicani, peccatori, donne, uomini, anziani, bambini, è entrato in contatto con chiunque senza stare a guardare il grado sociale, il colore della pelle, l’appartenenza o meno ad Israele. 

Ha toccato tutti e si è lasciato toccare da tutti, l’unica cosa con la quale non è mai entrato in contatto epidermico è la moneta. Sono pochi i passi del vangelo in cui compare, e non è mai lui a tenerle in tasca, a porgerle, usarle.

Non ci serva indagare se per il Gesù storico sia stato veramente così ai fini di una lectio divina, ma ciò che può suscitare il nostro interesse è sicuramente la certezza del non-contatto, del non-contagio, del non-compromesso con ciò che la moneta, il denaro simbolicamente porta con se.

Tutto nasce dalla maliziosa provocazione dei farisei di volerlo provocare, metterlo in difficoltà, trovare un motivo di condanna, di trovare un pretesto per far “fallire” il rigetto di bene di Gesù per gli uomini suoi contemporanei, come per quelli di tutti i tempi e tutte le generazioni.

E invece diventa per Matteo, motivo di dare un grande e prezioso insegnamento alla sua e a tutte le comunità cristiane: imparare a discernere, a distinguere, a mettere e tracciare dei confini tra le realtà.

Ci sono cose di cui non si può fare di “tutta un’erba un fascio”, ciò che si fa per Cesare ha una modalità, una forma, che non la stessa di come ci si relazione con Dio.

Il problema non è a chi dare la moneta, ma il non confondere il modo in cui siamo in relazione con  Cesare, imperatore di turno che ha bisogno di relazioni ossequiose alle logiche di mercato del “do ut des”; e con il Padre che invece vive nel dono, per-donarsi.

La forma che diamo alla nostra vita, al nostro lavoro, ai nostri progetti, al nostro studio, alle nostre relazioni è il riflesso di tutto questo, del  se scegliamo di vivere nella dinamica del compromesso, come dei soldatini di piombo che omologati al pensiero comune dominante, eseguono ordini più o meno alla moda; oppure nella logica del dono, che fa di ogni giorno un rischio e una novità, una sfida e una proposta, un continuo uscire fuori da se per andare verso se stessi e  gli altri non più ingenuamente ma autenticamente.

La vera buona notizia di questa domenica credo sia tutta qui, nella meravigliosa proposta di una proposta di vita altra, che ci ridona pienezza e dignità, nella vita comune, in quella di tutti i giorni, fatta dei suoi rischi e delle sue proposte. E allora a ciascuno il suo.

Buona Domenica!

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