Corso fondamentale sulla fede - Karl Rahner

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Corso fondamentale sulla fede – Karl Rahner

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

 Per rendere ragione della speranza che è in noi”(cfr. 1Pt3,15) con onestà intellettuale e spirituale, il teologo Rahner sintetizza, in questa opera magistrale, i principi fondamentali della fede cristiana.

La scelta di scrivere della fede a partire dall’uomo e non da Dio, dalle sue domande, dall’uditore prima ancora  che dal messaggio, dalla storia e dalle storie, dall’esperienza, dall’incontro, dalle relazioni, da ciò di cui la fede si nutre, insieme  ad un confronto leale, creativo, costruttivo, sempre aperto tra il contenuto della fede e l’approccio filosofico, costituiscono la vera “pasqua” della teologia, a cui Rahner ha contribuito a dare inizio in “Corso fondamentale sulla fede”.

Opera strutturata in nove sezioni, in cui l’uomo compare in maniera preponderante nelle prime sei, esso è uditore della Parola e delle parole, continuamente posto di fronte al mistero assoluto e radicalmente minacciato dalla colpa, in cui fa esperienza dell’autocomunicazione libera e perdonante di Dio. Di un Dio donatore e dono che si offre all’uomo come compimento nella sua storia di salvezza e di rivelazione, in Gesù Cristo, uomo-Dio, di cui ciascun cristiano fa esperienza personale nella propria umanità, anche attraverso la mediazione ecclesiale chiamata a promuovere l’amore verso Dio e il prossimo con libertà, realismo e speranza.

Cuore dell’opera è l’incontro dell’autocomunicazione libera e donata di Dio all’uomo e della risposta  libera e responsabile dell’uomo a Dio.

“Il messaggio cristiano invita l’uomo a porsi davanti alla verità del suo essere”[1] uditore, persona e soggetto che nella relazione con l’altro, ogni giorno fa i conti con la sua diversità, la sua unicità, con-conosce se stesso in maniera apriorica nella dimensione originaria, riconosce la sua finitezza e la supera nell’esperienza trascendentale.

L’uomo è l’essere della trascendenza libera e responsabile, di una libertà originaria e originante che decide di sé e di fare se stesso fino in fondo,  vivendo pienamente la sua autenticità, accogliendo quotidianamente  l’impossibilità di disporre del suo inizio e della sua fine, di appartenere quindi, ad un mistero che lo sorregge. Esso è posto di fronte al mistero assoluto, del totalmente diverso da sé, ma al tempo stesso del  “fondamento e contenuto del proprio essere”[2], senza del quale cesserebbe di essere uomo.

Uomo che non può,  non porsi o negarsi la possibilità di una domanda su “Dio”. E’ proprio la parola originaria “Dio” infatti, che  lo  crea; l’uomo è uomo perché non è Dio, ma perché Dio gli si autocomunica.  Un Dio che conosciamo nella forma aposteriorica, attraverso le categorie del mondo e in una conoscenza trascendentale, perché tutti gli uomini sono soggetti e persone spirituali. Conoscere Dio quindi, non è una somma di risposte esatte,  ma è una domanda radicale sempre aperta, di cui l’orizzonte non delimitabile  è il Mistero Santo.

Caratteristica prima di questa relazione tra l’uomo e il suo fondamento trascendentale è la creaturalità, in cui egli si sperimenta radicalmente distinto e continuamente rimandato alla sua autonomia libera e responsabile. Dio vuole che a tutti arrivi in dono, come gratuita offerta, la sua grazia e per questo, afferma Rahner, vi sono cristiani anonimi che vivono orientati a questa grazia ,“ un esistenziale ineliminabile di tutto l’essere dell’uomo, anche quando egli si chiude ad esso con un no libero”.

Dio dona “graziosamente” se stesso e la capacità di essere accolto, da ogni uomo perché è amore “perdonante, liberante e proteggente”[4].

Il Dio del cristianesimo non abita solo nell’Al di là di una lontananza senza limiti, ma nella vicinanza assoluta della profondità silente e spirituale di ciascuno, nella sua storia personale e comunitaria, in cui il Logos incarnato è il luogo più visibile di un Dio storicamente valido.

Gesù Cristo, uomo-Dio è stato davanti al Mistero Santo come creatura:  sua è stata la nostra finitezza, corporeità, mondanità, materialità, partecipazione alla storia e alla morte. Gesù è verità dell’uomo e verità di Dio, è il vertice di tutta la rivelazione, unione ipostatica che incarna Dio e divinizza l’uomo. Solo in Cristo riusciamo quindi a superare tutti quei dualismi che oppongono l’anima al corpo, la materia allo spirito, il divino all’umano, perché in esso l’umanità e la divinità sono pienamente realizzate come unità, senza entrare in conflitto, ma anzi essendo continuo compimento l’uno dell’altra.

Questa cristologia ci permette così  di cercare Dio nella nostra ferialità, nelle nostre esperienze esistenziali, attraverso tre grandi appelli, tre atti nei quali l’uomo accoglie la propria trascendenza, scegliendo di abbandonarsi al Mistero Santo: l’amore del prossimo, la disponibilità alla morte e la speranza nel futuro.

Ogni volta che l’uomo, a qualsiasi religione esso appartenga, vive nella sua storia personale e comunitaria queste tre modalità di esperienza, allora dice il suo “sì”, in maniera esplicita o implicita, a Cristo il “Vicinissimo” e il “Lontanissimo”.

Il Cristo incarnato, morto e Risorto è presente nelle religione non cristiane, sempre e in ogni luogo, egli attraverso il suo Spirito comunicato al mondo è “presente e attivo in ogni fede”.[5] L’intento della cristologia di Rahner non è quello di presentare un Salvatore Universale che abita nel campo delle idee, ma di far cercare il Cristo storico dalla ragione  attraverso la mediazione formale della  teologia fondamentale.

 Rahner definisce  la Chiesa  in Cristo, come  “sacramento primo” e ogni singolo sacramento diventa quindi, autorealizzazione di questa struttura sacramentale della chiesa.

Il cristiano,  nella vita della chiesa e del mondo si distingue in ultima analisi non solo perché è battezzato, ma perché ha la libertà di accogliersi così com’è senza operare di sé alcuna abbreviazione, senza chiusure, ma nell’apertura gratuita alla vita, all’altro e all’Altro.

Esso rinuncia alle ideologie per vivere nel realismo della sua umanità, in pienezza, fino in fondo, affidandosi alle promesse evangeliche, con lo sguardo sempre rivolto all’Oltre della speranza, che destabilizza, che toglie la rassicurante certezza dell’ovvietà e si lascia avvolgere dal Mistero Santo dell’amore.

Tre formule di fede concludono così l’opera, in cui Rahner sintetizza tutto il percorso fin qui svolto, per esprimere in breve la sostanza della fede cristiana: la prima teologica, Gesù Cristo è il vertice escatologico dell’autocomunicazione storica di Dio all’uomo;  antropologica, l’uomo nell’accogliere l’autocomunicazione di Dio mette radicalmente in gioco se stesso per gli altri (chiesa); futurologica, il cristianesimo mantiene sempre aperta la porta sul futuro assoluto, sull’irreversibile escatologia in Gesù Cristo.

“Corso fondamentale sulla fede” apre al teologo, al cristiano, all’uomo contemporaneo la porta sempre aperta all’orizzonte della ricerca, alla fecondità della domanda su Dio,  più che all’inutile sforzo di trovare sicurezza nella sterilità di una risposta.

 

[1] K.RAHNER, Corso fondamentale della fede, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1990, 47

[2] Ib. 71

[3] Ib. 87

[4] Ib. 181

[5] Ib. 408