Custodi della Vita, promotori di Alterità

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Custodi della Vita, promotori di Alterità

di Myriam D’Agostino (Sr Myriam)

Nel nostro cammino pasquale che avrà come meta la Pentecoste, ci inoltriamo in questa terza domenica nella giorno del “Buon Pastore”, prima raffigurazione che i cristiani hanno fatto di Gesù, ancora prima della croce, l’immagine di Gesù è stata quella del buon pastore.

Testo lungo e complesso quello del capitolo decimo di Giovanni, che con due immagini ci rivela un’altro volto del Padre, e della nostra relazione con Lui.

Prima cosa da sfatare è proprio quest’attributo che anticipa il termine pastore, che è “buono”, in greco troviamo la parola agathòs, che non affatto un giudizio morale sull’operato efficiente di qualcuno, oppure su una condizione caratteriale, cosi come spesso nel nostro linguaggio usiamo, “come è buono quella persona”, intendendo per “buono” una persona remissiva, incapace di opporsi, che non alza mai la voce, spesso ripiegata su di se, poco partecipe alla vita di un gruppo.

Agathòs non è ingenuo, fessacchiotto, bonaccione, ma è il Buono e il Bello, la bontà e la bellezza condensate in un’unica parola, in unica persona al massimo delle sue potenzialità.

Due le immagini riportate in questa settimana la porta e il pastore, una porta che garanzia che chili entra è pastore e non ladro, una porta che non ha stanze di accesso entro cui entrare o uscire, ma una porta aperta verso il pascolo, non verso un recinto.

Siamo abituati all’immagine del recinto del gregge che protegge le pecore, in questo caso Giovanni non parla di ovili chiusi ma di pascoli aperti, non di recinti che si chiudono all’altro, ma di un’unica porta entro cui passa chi è pastore.

E qui veniamo al dunque, chi è il pastore, o meglio chi sono i pastori? Troppo comodo delegare tutto, sempre e solo alle figure di autorità delle nostre comunità cristiane, parrocchiale, religiose, ma anche sociali, politiche, economiche, culturali. Pastore è l’immagine della cura, nonostante i pericoli, nonostante il cammino, nonostante la fatica, è la una di colui che si rende riconoscibile dal suo passare attraverso l’unica porta che è Cristo.

Pastori siamo chiamati ad esserlo un po’ tutti, perché tutti abbiamo la responsabilità di chi ci sta accanto, tutti abbiamo qualcuno, qualcosa, un progetto di cui prendersi cura. “Non sono io custode di mio fratello” è la risposta di Caino in Genesi, a Dio dopo aver ucciso suo fratello.

Solo se varchiamo la porta dell’evangelo che è Cristo, impareremo a riconoscere l’altro che ci abita accanto un fratello du cui prenderci cura, e non qualcuno da derubare, come ladri dalle finestre.

Buona Domenica a Tutti!

 

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