Il corpo da accogliere

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Emmaus: paradigma del cammino della Vita

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Da viandanti a pellegrini, da vagabondi senza meta a ricercatori di verità, da sterili colloqui ad annunci di Vita, è questa la trasformazione che avviene grazie all’energia pasquale che in questa terza domenica di Pasqua ci viene donata nella e dalla Liturgia.

Due annunci hanno ricevuto Cleopa e l’altro discepoli, quello delle donne che annunciano la risurrezione e quello di Pietro che invece afferma solo di non aver trovato il cadavere, due annunci, due modi di leggere la stessa realtà, due posizioni differenti, due posture esistenziali da scegliere o scartare.

L’annuncio della risurrezione arriva da bocche poco credibili, da chi non ha voce in capitolo, non ha diritti sociali, civili, culturali, religiosi, da chi ha un prezzo inferiore agli schiavi, da chi solo per il fatto di essere donna è manchevole di natura.

L’annuncio della Risurrezione arriva in prima battuta dalle meno accreditate, da chi proprio non te lo aspetti, da chi non ha la stoffa, eppure è a partire da questo annuncio al femminile che la storia cambia volto, cambia colore, profumo, e da qui che la storia si converte dal sepolcro al giardino, dal giardino al Risorto.

Eppure i due preferiscono e scelgono di credere all’ovvietà, alla notorietà di un cadavere assente, ad una posizione scontata, troppo reale per essere cera, troppo banale per raccontare la Verità.

E allora è meglio prendere le distanze, andare via da quella storia così dolorosa, deludente, segnata dalla sconfitta, meglio mettere distanza, andare via da Gerusalemme e recarsi ad Emmaus.

La storia di ciascuno deve compiersi nella città Santa, nella Gerusalemme dell’incontro con i propri fallimenti, le proprie fragilità, delusioni, e invece spesso ci dirigiamo ad Emmaus, lontano via da noi stessi, dalla verità di ciò che siamo.

Ma nonostante scegliamo di essere vagabondi, il Risorto si avvicina, ci accompagna, ci ascolta, lascia maturare in noi il desiderio ardente della Vita che non evita la morte, ma che la attraversa, la include, la vive, e ne esce vittoriosa.

I segni del Risorto sono evidenti eppure spesso irriconoscibili, la Parola e la condivisione, la condivisione della Parola, e una parola di Condivisione. Qui prima di ogni altro luogo si concretizza la Risurrezione, nella celebrazione della vita, nella liturgia feriale, domestica, casalinga e amichevole. Buona domenica a tutti!

 

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