Fedele a Dio e agli uomini, fedele al Suo progetto e alla nostra storia

Lectio divina I domenica di Quaresima. Lc 4,1-13: la Prova

Il Regno di Dio non è una concessione ma un dono.
Il Regno di Dio non è una concessione ma un dono.

 

Fedele a Dio e agli uomini, fedele al Suo progetto e alla nostra storia

di Miriam D’Agostino (Sr. Myriam)

Fedele a Dio e agli uomini, fedele al Suo progetto e alla nostra storia, fedele nonostante la prova, la violenza, la notte esistenziale, fedele perchè noi imparassimo ad avere fiducia in Lui, nella vita, in noi e nell’altro, fedele perchè solo la fedeltà supera le paure, i rancori, le discordie, le prevaricazioni.

Luca ci fa entrare in questa quaresima appena iniziata, dal deserto esistenziale più che da quello fisico, geografico, che Gesù ha attraversato prima di vivere la sua missione pubblica, dopo il Battesimo di Giovanni nel Giordano, e ci presenta un Gesù spinto nello Spirito a vivere fino in fondo l’ambivalenza che caratterizza ogni uomo, la lotta interiore tra il bene e il male.

Il deserto nella Scrittura ha sempre avuto un doppio valore , all’apparenza contrastante, luogo dell’intimità e della prova, della fecondità e dell’aridità, del silenzio e dell’incontro con Dio, dello smarrimento e del cammino; luogo in cui l’uomo fa esperienza della sua più profonde solitudine esistenziale incontrandosi con il bene e con il male da cui è abitato e davanti alle quali esercita la sua libertà di scegliere.Gesù ci dimostra che il male non si vince con la violenza, che nessuna guerra termina perchè ne inizia un’altra preventiva, ma solo nella libera scelta del bene.

Tre grandi prove si avvicendano nella vita di Gesù, come in ogni esistenza umana, che i sinottici, e nel nostro caso Luca, hanno raccontato con questa esperienza del deserto: il superamento del proprio egoismo, della sete di potere e dell’idolatria.

Se Gesù avesse trasformato le pietre in pane, avrebbe non solo saziato una fame fisica, di pancia, ma avrebbe sfamato l’insaziabile egoismo che ci divora e che ci fa trattenere tutto per noi, e solo per noi. Una delle prime parole che impariamo a dire da bambini è “è MIO!”, che da grandi diventa “faccio tutto e solo a mio vantaggio“, se avesse trasformato quelle pietre avrebbe mangiato da solo, non avrebbe mai moltiplicato e condiviso nulla.

Invece la violenza dell’egoismo è vinta dalla bellezza della condivisione del bene comune, non trasformo oggi questa pietra solo per me, ma condividerò il pane nel nostro domani.

Gesù non ha mai chiesto a nessuno di prostrarsi ai suoi piedi, non ha inventato gli inginocchiatoi del dovere, ha sempre rifiutato la logica compromettente del potere, prediligendo la sapienza dell’autorevolezza, che richiede responsabilità ma lascia ciascuno di vivere la propria libertà.

Siamo tutti un pò potenti, tutti abbiamo un pezzettino di mondo su cui esercitiamo potere, e non è questo in sè che ci rende affini al male, ma quando esercizio di potenza, diventa prepotenza, quando in virtù di essa esercitiamo un potere previo sugli altri pretendendo forzature, dipendenze affettive, legami privi d’ aria e di respiro.

Gesù sceglie di restare fedele alla dignità che Dio ha dato all’uomo, dritto in piedi sulle sue gambe, e non ripiegato su di sè credendo di prostrarsi dinanzi al suo dio.

Un'ultima riflessione...
E infine, resta fedele a Dio, al suo Dio, che sa di poter chiamare Padre, e porta a pienezza la sua umanità, superando la prova non come “bestia”, assecondando i bisogni , e nemmeno come “angelo” vivendo come un sognatore con la testa tra le nuvole, ma come uomo capace della libertà e della responsabilità del desiderio, che attraversa l’arsura del deserto per poter essere “ardente brama spirituale”.

 

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