Sandali e bastone: gratuità ed essenzialità della sequela

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Il paradosso della vita donata è quello di ritrovarla

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

Il paradosso della vita donata è quello di ritrovarla, il paradosso della vita donata è quello di moltiplicarla.

Il capitolo dieci dell’evangelo di Matteo, è il secondo grande discorsi dei cinque, è quello che in sintesi potremmo definire il discorso missionario, il discorso della gratuità e dell’essenzialità.

Tutto inizia con la chiamata dei 12, con il loro nome, le loro storie, le loro personalità, i loro caratteri, temperamenti e diversità, il loro invio “come pecore in mezzo ai lupi”.

Poi troviamo il passo della scorsa settimana che ci invitava a superare le bloccanti paure esistenziali per la certezza di una Vita con un “più” davanti sempre e nonostante tutto, e poi arriviamo a questa pericope cosi discussa e controversa, commentata, studiata e abusata.

Prima cosa di cui tenere conto è che Matteo da giudeo scrivendo ad una comunità giudea ha ben in mente la preghiera fondamentale dello shema, che in filigrana soggiace a questa pericope.

Secondo il tempo in cui la comunità di Matteo vive è un tempo di persecuzione concreta, reale, in cui professare la propria fede, il proprio credo significa essere in pericolo di vita, significava fare scelte radicali ed esemplari anche all’interno della propria famigli, tra i propri amici, tra i propri colleghi di lavoro.

Il motivo della persecuzione per il cristiano è unico, la scelta di vivere il Vangelo, lì dove ogni giorno si è chiamati a custodire il proprio “pezzo di mondo”, e se a causa di questo si viene derisi, umiliati, schiaffeggiati, la scelta della fedeltà evangelica è una croce, un vessillo da sollevare, da portare come segno distintivo.

Da qui nasce una difficoltà che un po’ tutti sperimentiamo nelle circostanze della vita, credendo che vivere il Vangelo sia una cosa da relegare ai “santi”, ai bravi, ai bizzochi, alle perpetue delle sacrestie e finiamo con il non provarci mai.

Invece in questa domenica ci viene proposto un minimale gesto di umanità da cui partire, e da cui tutti possiamo e abbiamo la capacità di partire: offrire un bicchier d’acqua!

Con l’augurio che questa domenica sia una giornata in cui riscoprire la propria e altrui naturale creaturalità. 

Buona domenica a tutti!!

 

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