Incontrati sulle rive della nostra Galilea esistenziale.

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Incontrati sulle rive della nostra Galilea esistenziale

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Non siamo abituati a rispondere all’invito a “stare dietro” a qualcuno, a mettersi in una qualche forma di scuola di vita, si perché “stare  dietro” a qualcuno significa che non bastiamo a noi stessi, che non abbiamo noi la verità di ciò che siamo o che meglio pensiamo di essere.

Ci scomoda la novità di qualcuno che ci propone l’insicurezza del fare altro rispetto al nostro quotidiano, al nostro lavoro, al nostro correre e agitarci dentro la fatica della fertilità.

Stare dietro a qualcuno comporta il non essere mai primi, comporta scendere dal piedistallo di polistirolo sul quale abbiamo piantato le radici delle nostre convinzioni come se fossero verità assolute, sul mondo, la storia, gli altri, dal vicino di casa al collega di lavoro.

La Parola che domenica Marco ci propone, cosi sintetica, senza fronzoli, senza decorazioni del momento, è cosi tagliante da metterci davanti all’invito di cambiare direzione e postura nella nostra vita.

Rifondare una direzione, fare una inversione a “U” dallo stato attuale delle cose, è questo il senso della conversione biblica, non è smetterla di fare i “peccattucci”, non è una questione morale licosa fare in maniera giusta o sbagliata. La proposta di Gesù è di dare una direzione esistenziale nuova alla propria vita è, a differenza dell’invito del Battista che pure invitava alla conversione, fondata unicamente sul  Vangelo, la Parola viva che ogni volta che si incontra con una vita, la mia, la tua, quella di chiunque, non può far altro che rivitalizzare.

E poi la postura, dall’essere chini al riordino delle reti, dall’essere occupati al lavoro in barca, al rimettersi non solo in piedi, ma in cammino dietro Qualcuno.

Anche qui, chiamati a scegliere che postura avere nella vita, nel relazioni, nella propria storia, dentro una grande gioia o un grande dolore, dentro una giornata al mare o intrappolati dalla monotonia del proprio isolamento.

Marco semplicemente propone la sequela, lascia un’opportunità sempre aperta, a chiunque e in qualsiasi momento, ad assumere una direzione significativa e vitale per sé e per gli altri e insieme a stare nella postura di chi nella verità di sé, sceglie di mettersi in cammino, sceglie di  stare dietro fidandosi dell’Altro che senza preconfezioni si mostra gradualmente nella bellezza di un giorno sempre altro. Gesù non fa di questi uomini qualcosa di altro, non è una bacchetta magica che snatura chi ha fronte e crea soldatini di piombo. La sua sequela è diversa, perché non parte dalla sua “necessità” di fare proseliti, ma dalla ricerca dell’uomo, di ogni uomo lì dove esso si trova. Non potevano essere chiamati a far altro che i pescatori di uomini, perché erano già semplicemente pescatori, gente del mestiere.

Stare dietro, allora non significa mettersi nella condizione militaresca, o in quella di chi non ha spina dorsale perché ha  bisogno di affidare ad un leader le responsabilità ultime delle proprie scelte, ma significa impegnarsi in prima persona a partire da ciò che si è, perché è lì che siamo stati “incontrati”, sulle rive della nostra Galilea.E allora buona domenica nella certezza che abbiamo sempre la possibilità di dare una direzione e una postura pasquale ai nostri giorni, perché abbiamo un Vangelo su cui fondare anche il nostro essere semplicemente sulla riva a ripiegare reti. Buona domenica a tutti.

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