La centralità dello Spirito come dono del Risorto

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La centralità dello Spirito come dono del Risorto

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

Non è mai troppo scontato ribadire che il termine, il fine, il culmine della Pasqua è la Pentecoste, il dono dello Spirito al centro della vita pasquale del cristiano.

Mentre la paura dell’assenza del cadavere nel sepolcro, nonostante l’annuncio di Maria di Magdala, crea chiusure, sbarramenti, forzature interne da parte della comunità, il Risorto irrompe nella storia e si pone al centro.

“Pace a voi”, è questo il primo dono del Risorto, la pace, non la diplomatica assenza di conflitto, non la sterile assenza di litigio, non il mutismo di chiusura che sarebbe solo segno pauroso di vivere la relazione, ma la pace biblica, la shalom dell’AT, che può essere solo dono e non merito.

Tutto il bene per l’altro, tutto il buono, ogni benedizione, bellezza, gioia, armonia, che si possa augurare all’altro, la shalom è un po’ come dire ricordati che questo tempo non puoi possederlo, ma devi viverlo come dono, perché è un dono è ricevuto nel momento in cui è ridonato.

La presenza del Risorto libera la nostra vita dalle chiusure, dalle paure, dai ripiegamenti, si pone al centro come cuore pulsante del nostro vivere, del nostro tempo, del nostro qui e ora.

Ma mentre tutto sembra così fermo, mentre sembra che finalmente le cose si rimettono in ordine, il Risorto è tornato e sta in mezzo, al centro della comunità, ecco che arriva lo Spirito.

E’ lo stesso Risorto che si decentra per lasciare il posto allo Spirito, e lo stesso Risorto che sceglie di farsi da parte, che dona con un soffio ri-creativo lo Spirito.

E non lo dona a caso, ma per Giovanni il dono ha un’unica finalità il perdono. Spesso questo versetto viene erroneamente letto come la possibilità di scelta di ciascuno di poter e di dover scegliere di perdonare o meno, di poter assolvere o meno nei nostri confessionali, volendo forzare il testo ad una lettura attualizzante secondo le nostre categorie morali.

Per Giovanni non è assolutamente così, il perdono è la condizione attraverso cui lo Spirito donato dal Risorto il giorno della Pasqua, arriva fino a me oggi, fino a ciascuno di noi, perché ciascuno possa vincere e uscire dalle proprie paure.

Il non perdono non è solo una faccenda tra due persone, due fazioni, due squadre, due partiti, ma è interrompere questa dinamica pasquale di cui nessuno e padrone, ma che tutti riceviamo.

Il mio augurio per questa nuova Pentecoste è che nessuno né verso se stessi, né verso gli altri e l’Altro, resti rinchiuso senza accogliere e senza ridonare il perdono come segno indistinguibile dello Spirito.

 

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