La gratuità come valore aggiunto di ogni relazione

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La gratuità come valore aggiunto di ogni relazione

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Dopo le solennità che succedono al Tempo Pasquale, torniamo in questa domenica alla lettura dell’ evangelo di Matteo e ripartiamo dal capitolo decimo.

Da questo capitolo, inizia il secondo dei cinque grandi discorsi da cui è composto, quello che generalmente viene chiamato “Discorso apostolico o missionario”, infatti esso inizia subito con la parola “chiamati” e l’elenco dei nomi dei dodici apostoli.

La prima parte di questo capitolo, che non verrà proclamata domenica, ma che è fondamentale per saperci orientare nel testo, ruota tutt’attorno ad una affermazione molto forte di Gesù “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Come a dire che l’apostolicità è determinata dalla gratuità, ossia dal saper accogliere e dal rimettere in circolo la grazia, quell’energia vitale e pasquale di cui il Padre è donatore ufficiale.

Quando Matteo scrive questo vangelo con la sua comunità e per la sua comunità, dobbiamo ricordare che era il tempo delle persecuzioni,un tempo in cui si dava ragione della propria fede, con la propria vita.

Fatta questa breve ma necessaria introduzione al contesto, andiamo al testo di questa Liturgia domenicale, in cui la buona notizia è il non aver paura, “non temete”.

Nella Scrittura esistono ben 365 “non temete/re”, come  dire uno per ogni giorno, come per dire  che ogni giorno abbiamo una paura e qualcuno che ci incoraggia non ad eliminarla, perché sarebbe impossibile e disumano, ma a viverla, per poi rigenerarla a vita nuova.

“I vostri capelli sono contati”, non è un attacco alla nostra privacy, non è l’occhio del Grande Fratello, ma la bellezza di qualcuno che sa guardarti, perché si prende cura di te, ed è talmente attento ad avere occhi benevoli su di te, che riesce anche a contare quanti capelli hai.

La paura dell’altro, della sua diversità di carattere, temperamento, colore della pelle, religione, lingua, profumo, cultura, testardaggine, pigrizia, in fondo non è altro che paura di essere privati di qualcosa che ci dia vita.

La paura della privazione del tempo, del lavoro, della merendina, del posto in prima fila, del numerino alla posta ci fa diventare violenti, arrabbiati, irrispettosi, come chi deve difendersi sempre e ovunque come stesse intrinseca anche se la guerra è finita.

Questa domenica invece ci viene data la forza di avere occhi nuovi, che sano guardare altro, che sanno guardarsi nuovamente e diversamente, che sanno alzare lo sguardo per osservare gli uccelli.

Il mio augurio è che ciascuno almeno domenica, per un attimo possa abbassare al guardia ed uscire dalla propria trincea, perché fuori c’è molto di più per tutti. Buna domenica!

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