La logica evangelica sovverte le categorie del potere

Lectio divina domenica 5 novembre 2017: Mt23,1-12

La logica evangelica sovverte le categorie del potere
La logica evangelica sovverte le categorie del potere

La logica evangelica sovverte le categorie del potere

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

La logica evangelica sovverte le categorie del potere, e di ogni potere piccolo o grande che sia.

Nessuno è esente dall’esercizio del potere, perché sin da bambini con un pianto “obblighiamo” qualcuno a prendersi cura di noi, della nostra fame, della nostra sete, del nostro bisogno di cure, attenzioni e coccole, e se quel “qualcuno”manca o è carente ci lasciamo “morire”.

Il potere ha diverse sfumature, diversi luoghi e tempi di esercizio, diverse forme e modalità, differenti linguaggi, accessori, collaboratori e responsabilità.

Quando qualcuno ha potere su di noi per orari di lavoro, tasse da pagare, compiti da fare, sentiamo subito il peso della frustrazione di non essere stati noi a decidere il “come” e il “quando” di una nostra azione, pensiero, emozione.

Quando invece siamo noi ad agire per potere, ne assaporiamo il fascino, il gusto, avere qualcuno che fa le cose “come dico io” ci fa sentire “migliori”, confondendo l’idea che per esserci bisogna essere “migliori” di qualcuno da trattare da “peggiore”.

Non nascondiamoci dietro un dito, succede cosi nelle nostra famiglie, a scuola, al lavoro, nelle associazioni, nei grandi movimenti, nei club, perché l’esercizio del potere innesca una parte di noi ineliminabile, l’istinto alla sopravvivenza.

La logica evangelica del Vangelo si inserisce proprio qui, nella forma che noi scegliamo di dare ad un elemento creaturale ineliminabile, che ci rimette continuamente in relazione con gli altri, noi stessi e il Padre.

Gesù non sminuisce minimamente l’autorità di Mosè, il valore della Scrittura, ciò che va rinnovato, convertito, trasformato, sovvertito è la forma del vivere quel valore che nell’esperienza di altri (scribi e farisei) sembra aver perso la sua originaria validità.

La questione non è non esercitare la propria autorità,  la propria libertà, la propria responsabilità, ma la forma con cui quotidianamente scegliamo viverla. 

Il vangelo di oggi ce ne suggerisce il criterio, quello di considerarci “fratelli”, di vivere relazioni di fratellanza, di non pretendere che nessuno si inginocchi ai nostri piedi, di trattare l’altro semplicemente da “altro”con la sua dignità. 

“Voi siete tutti fratelli”, non c’è un migliore o un peggiore, ma tutti possiamo riconoscerci fratelli nella misura in cui ci riconosciamo figli.

Ed è qui che forse la buona notizia di oggi sovverte le categorie del potere, imparare a riconoscersi figli, figli di un unico Padre, significa riconoscere che l’esercizio del mio potere non è arbitrario ma per essere sano, dignitoso, ha l’unico criterio di riferimento che è quello del Padre.

Solo nella misura in cui riconosciamo il potere del servizio con cui il Padre, nella persona di Gesù ha esercitato e continua ad esercitare quotidianamente nella fertilità della storia, e di ogni storia, il nostro vivere e relazionarci sarà quello di creare relazioni di fratellanza.

Buona domenica a tutti!

La logica evangelica sovverte le categorie del potere

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