La novità evangelica

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La novità evangelica completa ciò che manca alla Legge

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

Lanovità evangelica completa ciò che manca alla Legge e ai profeti, Matteo rilegge il decalogo, le dieci parole consegnate e consigliate da Dio a Mosè per il popolo, quelle dieci parole che ridefiniscono la natura della corretta relazione con Dio, con gli altri e con se stessi.

Ci troviamo al cuore di questo lungo discorso della montagna che Matteo fa fare a Gesù all’inizio della sua missione pubblica, e dopo il segreto della felicità che ha annunciato con le Beatitudini due domeniche fa, concretizza oggi in cosa e come ciascun discepolo può intraprendere questo cammino meraviglioso che è la vita.

” Ma io vi dico” non è un monotono intercalare  di saccenza, che  molti tuttologici oggi spesso utilizzano solo per frequentare famosi salotti, questo di Gesù è uno spiraglio di speranza per imparare a guardare oltre le proprie legalistiche prospettive chiuse dentro una miriade di precetti, con i quali si spera di meritare qualcosa in un al di là che non si sa bene dove sia.

Gesù propone una lettura nuova del Decalogo, e non lo fa a partire dalle prime tre parole che regolano la relazione con Dio, ma parla di quelle che ci mettono nella giusta relazione con gli altri: non uccidere, non essere adultero nel cuore, ossia non fare dell’altro un oggetto di possesso a seconda delle tue pretese, non ripudiare e via di seguito.

Impossibile in questa sede analizzare una ad una le nuove proposte di Gesù, ma credo che ve ne sia una che fa un pò da chiave di lettura per tutte le altre, la prima, ossia non chiamare “raqa” nessuno. Cosa significa?

Non considerarti migliore di nessuno, non fare dell’altro lo zerbino delle tue pretese, non fermarti ad uno sguardo precipitoso su chi hai con te a lavoro, a casa, in parrocchia, in metro, dove ti pare, non dire raqa, significa non dire all’altro che sei meglio di lui, non umiliarlo, ma riconosci la dignità che lo abita perchè è la stessa che abita te, come un dono.

Se non educhiamo il nostro cuore all’accoglienza prima delle parti che di noi non vorremo, poi degli altri che attorno a noi non vorremmo, allora siamo fermi alla sterilità della discriminazione e vi assicuro che è molto più facile di questi tempi fare Leggi per discriminare, piuttosto che provare ad amare.

Buona domenica e scusate l’ora tarda.

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