La novità in un incontro che irrompe con gioia

Lectio divina IV domenica di Avvento 23 dicembre 2018- VANGELO Lc 1,39-48

La novità in un incontro che irrompe con gioia
La novità in un incontro che irrompe con gioia

La novità in un incontro che irrompe con gioia

di  Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

L’incontro, la danza, un’esplosione sana di gioia, la maternità, vite nuove che si abbracciano mentre fuori il mondo non sa cosa stia accadendo.

Luca è l’unico evangelista che ci narra questi episodi, l’Annunciazione a Maria e il suo incontro con Elisabetta, perché? Cosa vuole dirci?Semplicemente che Elisabetta incinta aveva bisogno di una ragazzina che la aiutasse nelle faccende domestiche dopo aver fatto un viaggio di 150km anch’essa incinta, quando sicuramente aveva accanto donne della famiglia che avrebbero potuto aiutarla, visto che era moglie di un sacerdote ? E poi, perché allora Maria va via prima che Elisabetta partorisca? Non è forse dopo che avrebbe avuto più bisogno di lei?

Chiariamo bene Maria non è la badante di Elisabetta, nè la baby sitter di Giovanni. Credo che la nostra fantasia spirituale abbia spiritualizzato finendo con il ridicolizzare, un po’ troppo un evento dal valore teologico molto più importante.

Nell’Annunciazione è stato detto a Maria, dall’angelo di verificare la certezza delle sue parole con un segno inequivocabile: la gravidanza di Elisabetta. Se Elisabetta è incinta anche tu lo sei. Maria compie il viaggio che nell’ Antico Testamento ha compiuto l’arca dell’alleanza, poiché è portatrice di una nuova alleanza, di una nuova relazione tra Dio e gli uomini, quella mediata da Gesù Cristo.

Anticonformista Maria che dopo le trattative dice “Si” al messaggero, ma ancora di più lo è nella scelta di mettersi in viaggio. Ma come Maria? Ma che stai facendo? Sei incinta fuori del matrimonio, rischi la lapidazione, cercati qualcuno che ti protegga? Vai dal tuo futuro sposo? Dai tuoi genitori? A che serve mettersi in viaggio proprio ora? Se ti beccano sei morta.
Ovviamente l’interesse di Luca non è quello di narrarci storicamente un fatto, ma di rivelarci un volto di Dio straordinariamente nuovo, inimmaginabile, fuori dalle consuetudine, eppure teneramente semplice, essenziale.

La storia nuova del mondo riparte nuovamente da una donna, da una giovane donna, gravida dell’uomo nuovo, dell’umanità che da adesso in poi, lo sappia o meno, non sarà mai più la stessa.

Un’umanità che ha bisogno di danzare, di rendere grazie, di lodare, di benedire, di cambiare linguaggio, di vedere il bello, il buono che gli gravita attorno.

Luca scrive così un’icona stupenda della nostra storia, tutta al femminile, densa di fecondità, di grembi che si incontrano, si salutano, si accolgono.

E allora, basta di ridurre Maria ad uno stereotipo troppo lontano dal nostro quotidiano, dal nostro essere donne, figlie della passata generazione e madri di quella futura. Smettiamo di attribuire a Maria tutto ciò che non riusciamo ad essere nella pretesa di una perfezione che non sta né in cielo né in terra, perché a lei Dio non ha chiesto di essere diversa da ciò che era, una giovane donna di periferia di duemila anni fa.

Solo se togliamo Maria dal piedistallo, dalla nicchia in cui l’abbiamo rinchiusa, riusciremo ad educarci a creare ad un Dio talmente buono da incarnarsi ancora una volta, come allora, in questa storia, in questo nostro tempo, nelle nostre semplici vite di periferia.
Buona domenica a tutti!

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