La preghiera come libertà dalla logica del profitto, il Padre Nostro

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La preghiera come libertà dalla logica del profitto, il Padre Nostro

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Assuefatti dalla logica della commercio per cui tutto ha un prezzo, tutto si può comprare e vendere, tutto è regolato dalla logica del mercato, abbiamo smesso di credere alla gratuità dell’inutile, di ciò che non ha prezzo, di ciò che oggi definiremo con l’inglese no-profit.

La preghiera invece è proprio che non ci aspettiamo, proprio ciò che supera l’interesse, il PIL, la banca mondiale, lo spread, che non si interessa al calcolo, dove 2+1 può non fare 3, dove senza retorica abbia il permesso, il diritto e qualche volta anche il dovere di essere autenticamente noi stessi.

La consegna di questa nuova domenica sarà proprio questa, provare d uscire almeno per il tempo di un Padre Nostro dalla routine del “do ut des”, per iniziare a credere che la Vita non ha prezzi.

In un unico blocco letterario del capitolo 11 Luca pone l’attenzione su ciò che fa la differenza nella vita di un discepolo, sul quel “di più” che siamo chiamo chiamati a vivere, custodire, maturare e contagiare: la preghiera.

Il Padre Nostro, la parabola dell’amico inopportuno e l’esortazione sulla perseveranza della preghiera mettono subito in chiaro cosa è e cosa non è la preghiera. Non spetta a me fare un trattato in merito all’argomento, ma il mio è solo un modo di provare a leggere da “un’altra prospettiva”. Prima di tutto il Padre Nostro, l’unica evangelica preghiera che non dovremmo mai smettere di avere sulle labbra, nella mente, nella carne, l’unica preghiera che ci mette autenticamente in relazione con Dio, privandoci di accontentarci delle immagini che abbiamo di Lui, l’unica preghiera di cui non finiremo mai di “scoprire”qualcosa di più.

L’unica preghiera in cui Dio e l’uomo si incontrano senza pregiudizi, senza retorica, con grandi desideri che si concretizzano in piccoli gesti di umanità, un pezzo di pane offerto ogni giorno

Se, la preghiera  ci mette in relazione filiale con il Padre, con gli altri invece ci fa scoprire il valore dell’amicizia, della filia, ciò che fa sintesi tra l’agape e l’eros, di quell’Amore possibile che abbiamo il diritto/dovere di condividere, che supera i legami di parentela, per cui non siamo solo fratelli e sorelle, ma amici.

Il tutto termina con la certezza finale che pur essendo inutile, cioè senza utile, senza guadagno di alcuno, la preghiera è efficace, non produttiva. La preghiera non produce frutti, non fabbrica miracoli, non crea stereotipi di massa, non riempie i mercatini religiosi, è ingestibile, indomabile, non la si può addomesticare, non ha bisogno solo delle nostre parole ma di tutto ciò che siamo dei nostri pensieri, delle nostre energie, del nostro impegno, della nostra responsabilità, della nostra carne. La preghiera è efficace solo perché è gratuita.

Termino qui questa mia breve ma altra riflessione sulla preghiera, augurando una buona domenica a tutti nella certezza che ogni volta, in qualsiasi condizione ci troviamo, possiamo ricordarci della inutile inopportunità di una preghiera autentica che ci fa dire Padre e Amico.