Le ferite come segno indiscutibile di un corpo Risorto

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Le ferite come segno indiscutibile di un corpo Risorto

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Le ferite come segno indiscutibile di un corpo Risorto, ebbene sì proprio il meno probabile dei sogni diventa il segno, il primo segno attraverso cui è possibile riconoscere il corpo Risorto in questa pericope di Luca.

Non sono le trombe a festa, i tappetini rossi o i petali gettati al suo passare, il Risorto si lascia incontrare nella mediazione dei segni delle sue ferite, di quelle ferite che non possono non ricordare la modalità con cui ha attraversato la sua morte.

Nello stesso giorno dell’esperienza dei due di Emmaus, si lascia incontrare nuovamente, si ripropone ancora una volta, si lascia incontrare in quella spiazzante semplicità che ci lascia senza parole e pieni di stupore.

A loro che erano profondamente turbati da quello che stavano vivendo, a loro che non riuscivano a capire come mai tutto questo, si presenta ancora come Colui che consegna, che dona, che porta la Pace.

La Risurrezione ci viene presentata da Luca non come annullamento dello stato creaturale, comprese le su ferite, ma come  la “nuova forma corporale” di cui le ferite diventano segno indiscutibile di verità.

Un corpo risorto non è un corpo perfetto, non è un addominale scolpito, non è un’idilliaca forma fisica, è un corpo che resta ferito, e proprio perché ferito, capace di essere riconosciuto, di essere testimoniale.

E’ un corpo ferito che non fa più male, anche la risurrezione necessita di un corpo, altrimenti come incontrarla, come viverne l’esperienza, come toccarla, come gustarne la Pace?

Quente ferite abbiamo rattoppato con sterili cerotti d, illudendo gli altri  noi di esserne esenti, in questa domenica la Pasqua arriva e ci dona l’energia vitale per poter dare un nome a ciascuna ferita, affinché in essa possiamo incontrare il Risorto.

 

Le ferite come segno indiscutibile di un corpo Risorto