L'incredulità

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L’incredulità è la prima manifestazione espressiva

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

L’incredulità è la prima manifestazione espressiva che abbiamo tutti di fronte alla bellezza di un vento, ad una giornata trascorsa senza troppe preoccupazioni, a nuovi incontri, nuove proposte, ad un esame superato, a qualcuno che ti dice ti voglio bene, chissà perchè quando ci sta accadendo qualcosa di bello, di molto bello, la prima espressione che abbiamo è generalmente” non ci posso credere”.

Ed è stato proprio cosi per gli apostoli ogni volta che hanno fatto esperienza, ogni volta che si sono incontrati nella ferialità delle loro giornate con il Risorto, nessuno di loro gli ha creduto subito, nessuno di loro ha creduto ai propri occhi, e così anche a Tommaso, Didimo, il nostro gemello, l’altro Volto che ognuno di noi ha anche se fa fatica a tirarlo fuori, perchè insicuro, timoroso,dubbioso.

L‘incredulità non è solo una mancanza di fede, ma può essere il motore della nostra ricerca, della nostra sete, dei nostri desideri.

Abbiamo tutti bisogno di qualcosa che sia Oltre noi, che ci desti meraviglia, che ci lasci anche dubbiosi, che ci interpelli, ci metti in discussione, perchè abbiamo bisogno della bellezza non scontata e banalizzante anche di una giornata trascorsa tra amici, perchè è lì che il Risorto vuole farsi incontrare da noi, lì dove tutto sembra cosi bello da non poterci credere, perchè le cose belle, vitali, creative, pasquali non hanno certezze ma si nutrono di fede.

Solo a partire dall’ incredulità, Tommaso e noi con lui, possiamo professare con le parole più profonde, universali e intime, semplici e grandiose, vitale e fragili la nostra quotidiana fede ” Mio Signore, e mio Dio”.

Gv 20,19-31
La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»  E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono.  Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi».  Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.  A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»  Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!»  Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»