Meravigliosamente stupiti

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Meravigliosamente stupiti da un pastore, un cercatore e un padre con mani di madre

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

In questa trilogia parabolica Luca non va banalizzato come l’evangelista con i “cuoricini”, ma il nostro impegno, la nostra fatica va innanzitutto usata per smontare dentro di noi tutto quanto abbiamo già sentito dire, tutto quanto crediamo di sapere già, tutto quanto crediamo sia in possesso delle nostre logiche, con il rischio d riattualizzare a seconda di come ci fa più comodo ciò che invece l’evangelo cerca nuovamente di proporci.

La prima questione che Gesù porta è una domanda assurda, retorica, che non meriterebbe neppure di essere ascoltata da un pubblico cosi eterogeneo, come quello di questa domenica, chi lascia la sicurezza del capitale inestimabile di 99 pecore, per l’incertezza di 1 sola che si perde, o rimane indietro, o addirittura sceglie volontariamente di lasciare il gruppo? La risposta scontata e logica sarebbe : nessuno!

E invece veniamo meravigliosamente smentiti da questo pastore che  riconosce l’importanza di ciascun altrimenti la comunità non è al completo, altrimenti è la comunità che è manchevole, altrimenti è la comunità che è monca di un membro.

E poi ancora con quale follia la proposta di una parabola tutta al femminile, una donna e tutte le sue amiche che fanno festa, scena sicuramente fuori dalla portata di un pio ebreo e di qualsiasi società fortemente patriarcale in cui la donna valeva più o meno quanto un’animale.

Eppure qui abbiamo una donna che ha perso una moneta, un denaro su cinque e spende il suo tempo per cercala, la trova, e invece di riporla insieme alle altre, invece di chiuderla in cassaforte o in un conto bancario cosa fa? Ne spende almeno il doppio per fare festa. La gioia dello stare insieme non ha prezzo, nessun prezzo.

E ancora la più famosa delle parabole, quella che ha ispirato pittori, compositori, scrittori di cui impossibile sarebbe soffermarsi su ogni singola parola per questi di tempo e di spazio, ma per una volta proviamo a non fermarci nel sul primo figlio che scappa e ritorna, nel sul padre che accoglie ogni scelta del figlio tranne quella di ridursi a suo schiavo, nel sul secondo figlio che lascia aperta questa parabola entra o non entra, non lo sapremo mai. Ma soffermiamoci su un elemento apparentemente secondario, il vitello.

Tutto il rimprovero del figlio rimasto in casa sta qui, “per lui hai ammazzato il vitello grasso”, quello che si prepara per le grandi occasioni, quello che si mangia a Pasqua, hai fatto per questo “fetente” quello che si fa per Dio a Pasqua, ma che sta succedendo?

 E allora meravigliosamente stupiti, lasciamoci anche noi interrogare, cosa mi scandalizza veramente del perdono universale e personale di Dio?

Buona domenica a tutti!

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