Nell'oggi delle nostre storie, Gesù si presenta "fuori"dalle comuni attese

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di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

Nell’oggi delle nostre storie, Gesù si presenta “fuori”dalle comuni attese, si presenta a partire dalla Galilea, Nazareth, sinagoga, sabato, e sembrano esserci così tutti i dettagli per un racconto “ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto“, secondo l’intenzione espressa dall’evangelista all’inizio del suo scritto.

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Cosa significa però essere in Galilea? O meglio, Cosa significava al tempo di Gesù essere Galileo? Non è solo un dato geografico, ma uno status sociale, i galilei non erano visti di buon occhio dalle autorità istituzionali giudaiche, poichè erano dei ribelli, pronti ad una rivoluzione violenta contro l’occupante romano, gente che con le “mani” risolve le ingiustizie, peccatori insomma, gente che contamina, da cui stare sicuramente alla larga se non vuoi perdere la reputazione.

Ebbene, Gesù è di origine della Galilea, e questo non gioca a suo favore. Ma non si lascia intimorire dalla provocazione, e con la scelta del passo di Isaia libera l’uomo dall’immagine del Dio-castigatore, che non punisce l’uomo perchè è un”galileo”, un ribelle di turno da cui stare alla larga, ma lo invita a cambiare vita, a liberarsi dalla sua maschera di violenza per vivere la propria vita in pienezza e non soccombere alla propria ostilità.

E poi oltretutto non è solo galileo, ma per di più di Nazareth, è un borgo di periferia, dove c’è gente che viveva ancora nelle grotte, un villaggio poco raccomandabile, famoso per essere un covo di “estremististi”, cioè di persone legate a ideali religiosi di supremazia di Israele e di violenza contro i dominatori romani .

e, secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga”, è la prima delle quattro volte in cui Gesù entrerà nella sinagoga nel Vangelo di Luca, e ogni volta sarà occasione di conflitto, “e si alzò a leggere.”

Gesù è un giudeo, figlio del suo tempo della sua cultura, di quelle tradizioni, è vero! e al tempo stesso sa anche trovare sempre, un modo nuovo per rileggere, interpretare, capire, studiare, cercare, rivivere ciò a cui è stato educato.

E infatti, Gesù, ecco che fa la prima infrazione, non legge il testo che di prassi andava letto per la liturgia di quel giorno, ma dice invece che “aprì il rotolo e trovò”, un ‘trovare’ che è frutto di ‘cercare’, (cfr. in greco eureka).

Gesù può leggere quel passo, non perché apre a caso la Scrittura sfidando la sorte, ma perché da Rabbino, la conosce e bene e cerca un passo preciso per quel momento , dopo la sua uscita dal deserto in cui ha fatto esperita prossima del male; ha trovato perché ha cercato. E cerca il passo del profeta Isaia, al capitolo 61, “«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione»”. Cn questo dice di se che è lui il Messia (cfr. unto) che tanto aspettavano.

Ma tutto questo scandalizza chi lo ascolta, tutto questo è inammissibile, tutto questo non può essere vero, e più avanti diranno “da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”

E allora eccoci, di nuovo domenica, chiamati ad avere uno sguardo altro, un ascolto nuovo per poter accogliere colui che viene da Nazareth, senza restarne scandalizzati.

Buona domenica a tutti!

Nell’oggi delle nostre storie, Gesù si presenta “fuori”dalle comuni attese