Non importa da quale angolo di strada arriviamo, ma come restiamo

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Non importa da quale angolo di strada arriviamo, ma come restiamo

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Non importa da quale angolo di strada arriviamo, ma come restiamo, non importa a quale “crocicchio di strada”ci siamo fermati ad elemosinare affetto, amicizia, un po’ di dignità, un posto o un pasto giornaliero, niente preclude l’inizio di un cammino di crescita umana, spirituale, evolutiva.

La parabola di questa domenica ci stupisce ancora, gli invitati rifiutano di partecipare alla festa, e il Festeggiato invece di rinviare la festa o annullarla cosa decide? di chiamare “chiunque”.

Non c’è nessuno che può fermare questa festa di nozze, immagine simbolica di un momento di gioia massima, perché si sta insieme per gioire, perché si mangia gratis, perché si condivide un’alleanza.

I matrimoni al tempo di Gesù duravano circa una settimana, e scegliere questa immagine, significa scegliere l’immagine più imponente per dire la gioia più grande che un uomo e una donna potevano celebrare nella loro vita.

Ma nonostante l’invito sia alla gioia, non è detto che tutti l’accolgano, non è detto che tutti siano disposti e disponibili a lasciarsi “invadere”da questa stessa festa.

“Show must go on“, cantava un grande degli anni ’90, e in fondo è un altro modo per dire che non è il rifiuto di qualcuno a fermare il progetto di gioia e di festa del Padre, ma che questo continua,va avanti, tenacemente e cerca altri collaboratori nei luoghi dove nessuno li cercherebbe.

Vivere sulla strada ha sempre lo stesso significato oggi come allora, e allora i dimenticati diventano gli invitati, tutti dentro a fare festa “buoni e cattivi” dice il testo, non vi è discriminazione alcuna nella chiamata, ciò che fa la differenza e come si partecipa alla festa.

Al tempo di Gesù non c’era il problema che oggi ossessiona tutti gli inviati ad una festa il “cosa mi metto”, perché agli invitati procuravano anche l’abito, se qualcuno non lo indossava era come rifiutare la celebrazione di quel momento.

Non mettere quell’abito è come stare con un piede in due scarpe, sono alla festa ma non mi implico, non ne prendo pienamente parte, un po’ come i tiepidi dell’Apocalisse.

Il Regno è una gioia condivisa che va in cerca di “chiunque”, perché tutti hanno pari dignità nel progetto del Padre, fare una scelta di vita cristiana significa però impegno, collaborazione, significa distinguersi nelle scelte quotidiani, affinché quell’abito donato sia indossato.

Buona domenica a tutti.

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