Occupati o preoccupati, la differenza è sostanziale

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Occupati o preoccupati, la differenza è sostanziale

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

Ciò per cui siamo preoccupati ci schiavizza, ci impoverisce, ci lascia l’amaro in bocca, ci rende stanchi, stressati, ansiosi; non solo perchè ci manca, o vorremmo diversamente ciò per cui siamo preoccupati, ma perchè senza rendercene conto siamo completamente fuori tempo, fuori il nostro tempo, fuori il nostro oggi.

La pre-occupazione, è un’occupazione previa per qualcosa che deve ancora accadere, è impegnare la mente, il cuore, i pensieri, sentimenti, emozioni, azioni, stati d’animo, prima che le cose accadono, prima o forse mai; significa spendere le proprie energie per qualcosa che ancora non esiste, perchè non è nel tuo presente.

Ogni preoccupazione ci disumanizza, perchè ci porta pian pian ad essere diffidenti, delle proprie capacità, di quelle degli altri, della vita che si presenta così com’è; poi ci  fa stare alla larga da quelli che riteniamo inaffidabili, dalle situazioni che non riusciamo a controllare e la paura di vivere il domani supera la realtà del momento presente.

Questa Parola evangelica ha l’energia per poter spezzare questo circolo vizioso, che come un cane si morde la coda, sembra inevitabile, e ci dona la possibilità di ridimensionare ciò che ci preoccupa in ciò che ci occupa.

Occupati o preoccupati, la differenza è sostanziale, non è la stessa cosa lavorare, studiare, progettare, costruire, fare nuove amicizie occupandoci di tutto questo invece che preoccupandocene, esternamente possiamo fare anche le stesse cose, prendere impegni, chiedere aiuti, collaborare, anche arrabbiarsi se ci vuole, ma ciò che fa la differenza è la disposizione interiore con cui stiamo vivendo quella situazione, relazione, conflitto.

Ed è per questo che l’inizio di questo evangelo di domenica non può essere frainteso “ non potete servire Dio e la ricchezza“, più chiaro di così? Non significa vivere la vita da fannulloni, da straccioni, “tanto ci pensa la provvidenza”, ma significa impegnare il proprio tempo, lavoro, impegno, e anche le proprie ricchezze con “occupazione” e non “preoccupazione“.

Qualcuno potrebbe obiettare, giustamente, che i tempi sono difficili, che non si sa cosa ci aspetta il futuro, che il mercato è imprevedibile, che non vedremo le pensioni, che davanti a tutto questo come si fa a non essere preoccupati?

Non ho una risposta pronta all’uso, perchè è vero la realtà che abbiamo intorno è complessa, come in fondo lo è sempre stata, ma credo che la preoccupazione non aiuti ad occuparsi realmente del vivere, ma anzi sposti solo il problema, un pò più in là dove non vogliamo ancora vederlo, dove è più facile deresponsabilizzarci, dove è più comodo dire “è tutta colpa sua o vostra”.

Credo che una delle grandi sfide cristiane sia quella di imparare a stare nel proprio tempo, occupandoci di esso così come in Genesi per la prima volta Dio si rivolge all’umanità “prenditi cura di tutto il creato“.

Buona domenica  a tutti!

 

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