Paradosso evangelico: la semina vale più del profitto del raccolto

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Paradosso evangelico: la semina vale più del profitto del raccolto

di Miriam D’agostino ( Sr Myriam)

Il paradosso evangelico di questa domenica ruota attorno ad una  semina che “vale” più del profitto del raccolto.

Contro ogni legge di mercato, ogni statistica imprenditoriale, ogni previsione di marketing, in questa domenica l’evangelo ribalta completamente  le categorie standard con le quali siamo abituati a contabilizzare le nostre azioni, relazioni, etc.

Con il capitolo 13 di Matteo inizia ciò che possiamo sinteticamente definire il “discorso parabolico”, ossia una raccolta di alcune delle parabole probabilmente dette da Gesù in pubblico.

Primo fondamentale punto di riflessione: il seminatore esce e volutamente sceglie di seminare ovunque.

Non ha le tasche bucate così che  questi semi si disperdono un po’ ovunque, ma è il seminatore, il Padre che sceglie di seminare su qualsiasi tipo di terreno.

E’ il Padre che esce e dona sempre, ovunque e indistintamente.

Egli non ha la pretesa di un buon raccolto, di un soddisfacente risultato finale altrimenti non avrebbe scelto strada, sassi e spine, la sua gioia sta nel seminare.

E diciamoci la verità, un po’ questa cosa ci infastidisce, e come auto-giustificazione avanziamo subito l’obiezione dello spreco, perché tanta fatica per niente, ma chi glielo fa fare se tanto.

Quanto ci infastidisce una vita sovrabbondante fuori dalla nostra aritmetica.

Secondo punto, Matteo non è interessato minimamente a descrivere la qualità dei campi, se sono “buoni” o “cattivi”, perché gia in Isaia 6,9-10 è stato detto tutto a riguardo, che senso avrebbe ripeterlo?

L’intenzione di Matteo è annunciare questa nuova e scomoda buona notizia di un seminatore che esce per seminare la sua vita ovunque, senza che nessun terreno lo chieda, e che di tutto ciò che semina non si perde nulla,  serve agli uccelli per sfamarsi.

Ciò che leggiamo nella seconda parte di questo Vangelo dal 18-23, è l’interpretazione che la comunità fa delle parole di Gesù. (Non è possibile qui fare esegesi di ogni versetto ma è chiaro come questa parte abbia tutto un’altra finalità rispetto alla prima parabola.)

Gesù come ogni rabbino non spiegava le parabole, i midrash, non era necessario. Una comunità che nei primi secoli della chiesa deve spiegarsi le persecuzioni, deve giustificare e motivare la scelta di alcuni, di lasciare e  di altri,di andare fino in fondo.

Spine, rovi, sassi, strade asfaltate, terra buona, siamo ciascuno l’impasto di questa terra, e in questa domenica ci verrà annunciata la buona notizia che niente va lasciato al caso, o tralasciato, niente perché ovunque dentro e fuori di noi, il Padre arriva con i suoi semi a portare Vita.

Buona domenica a tutti!

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