Sandali e bastone: gratuità ed essenzialità della sequela

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Sandali e bastone: gratuità ed essenzialità della sequela

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Responsabilità e libertà sono le parole nascoste che rendono questo Vangelo  un messaggio di vita autentica, nel nostro giorno di festa: la domenica.

Parole con contenuti che vanno ben al di là dell’uso quotidiano che ne facciamo, parole che apparentemente ci sembrano così distanti l’una dall’altra, che sembrano prendere due direzioni completamente differenti, tanto che ci capita di dire o sentir dire “chi ha troppe responsabilità non ha tempo libero”.

Il Vangelo di oggi, credo che ci possa aiutare invece ad andare in profondità e a scorgere il valore reale di queste dimensioni che caratterizzano l’uomo rispetto ad ogni altro essere vivente, e un uomo-donna adulto, maturo, in cammino.

Si perché non siamo delle statue, dei bei quadretti da appendere al muro, ma dei cammini, storie in continuo movimento che interpellano continuamente la propria storia e quella degli altri accanto a sé.

Dopo il fallimento vissuto nella sua terra, Gesù intuisce che la direzione del suo messaggio non può fermarsi, ma ha una direzione nuova, non più verso un solo popolo, ma verso l’universale, verso tutti, verso i villaggi marginali di cui non è importante neppure ricordare il nome.
Gesù ha chiara la direzione della sua vita e invita i suoi Dodici a seguirlo, non stando attaccati alla tonaca, non ha bisogno di proseliti o di adoratori, ma è come se dicesse, se volte veramente seguirmi, andate da quella parte, se volete seguire me, incontrate gli uomini e le donne nella loro ferialitá, nelle loro storie, nelle loro case;se volete seguire me non fermatevi alla Legge dell’impuro, ma andate oltre, e fatelo insieme.

Nessuno si erga a leader dell’altro, nessuno si creda messaggero autorizzato, nessuno creda di aggiungere una stellina alla divisa ad ogni incontro di piazza, nessuno si erga a portavoce di un altro, ma andate a due a due, perché dove sono due o tre io sono in mezzo a loro.

È il vivere stesso comunitario che diventa annuncio, dopo possono anche esserci altre parole che semplificano o che a volte complicano il messaggio, ma ciò che conta sono le Parole che dite con la vostra vita, con il vostro stare insieme, a due, tre, quattro, non sono i numeri che fanno la qualità del Vangelo o della predicazione, ma ciò che le vostre storie, i vostri gesti, le vostre scelte quotidiane, sul lavoro, tra amici, a scuola, all’università, con il marito, la moglie, il fidanzato, i figli, è dentro queste pieghe anonime che si rivela l’autenticità del vivere evangelico.

Infatti Gesù non chiede di essere straccioni per le vie del mondo, non chiede di vivere alla giornata alle spalle degli altri, non chiede ai suoi una ipocrita fiducia nella provvidenza, non chiede di fare i mendicanti, non chiede di cambiare abito come fosse carnevale, ma determina l’unica modalità in grado di tradurre la sua Parola di vita capace di scacciare le energie negative, gli spiriti immondi, quello che ci separa dal bene, trasparenza, autenticità, verità, coerenza, se la Parola che consegnano è quella dell’amore, dell’essenzialità, della condivisione, del perdono, ciò che indossano non può dire il contrario, i gesti non possono annunciare altro, gli strumenti non possono sostituirsi.

E allora, sandali e bastone, libertà e responsabilità, niente di più. Questa è la modalità dell’evangelo, annuncio di vita in pienezza che supera le barriere del potere e dell’indifferenza per entrare nelle case, nell’intimità, nell’interiorità di chi riconosce di aver bisogno di essere salvato.

Buona domenica!

Sandali e bastone: gratuità ed essenzialità della sequela