Santa Gertrude la Grande, monaca benedettina

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Santa Gertrude la Grande, monaca benedettina

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

Santa Gertrude di Helfta: donna, monaca, studiosa, copista, letterata, mistica, teologa;  per i tedeschi è “die Heilige Gertrud die Grosse”. “Die Grosse” cioè “la Grande”, non è una “santa” qualsiasi quindi: è l’unica donna nella storia tedesca ad essere chiamata “die Grosse”.

Gertrude nacque nel 1256 nella Turingia probabilmente ad Eisleben, a nord ovest di Lipsia. Della sua infanzia rimane solamente un avvenimento decisivo: nel 1261 l’entrata ancora bambina, appena cinque anni, nel monastero di Helfta nella Sassonia, che già nel XIII sec. rappresentava uno dei centri più straordinari della cultura monastica femminile. Lo studio e la preghiera furono la sua attività principale. Era di intelligenza pronta ed acuta, nello studio mise tutta la sua passione ed impegno. Non risparmiò fatica per consolidare la propria cultura nel campo delle lettere, della filosofia, del canto e nell’arte della miniatura. Questa sua dedizione totale allo studio era anche favorita dal “clima culturale” che si respirava in questo monastero negli ultimi decenni del 1200, grazie alla presenza di alcune monache eccezionali, tra le quali è doveroso ricordare  Gertrude di Hackeborn, abbadessa, la quale riuscì ad ottenere per le sue monache di accedere alla comunione frequentemente; e sua sorella Mechtilde, maestra. Dal 1270 si era poi ritirata nello stesso monastero di Helfta Mechtilde di Magdeburgo.

Il monastero di Santa Maria, fondato nel 1229, dopo alcune vicissitudini, venne trasferito da Mansfeld ad Helfta nel 1258, su un terreno donato dalla famiglia Hackeborn. Le monache che componevano la comunità, che nel momento del suo ingresso erano all’incirca un centinaio,  provenivano da un gruppo di famiglie nobili della regione, per questo il livello culturale della comunità era elevato. Il monastero si distingueva particolarmente per la sua attenzione alla lectio divina, all’opus Dei, ai lavori di tessitura,  di ricamo e all’attività amanuense.

Pur rimanendo esteriormente fedele alle comuni osservanze, Gertrude sul piano spirituale era “morta”, all’inizio del 1282 entra in una profonda crisi, dalla quale ne uscì completamente liberata e trasfigurata, il giorno di quella che lei stessa definì “la conversione”, all’ età di venticinque anni.

Per conversione non si intende un passare dallo stato di peccato al pentimento, ma da uno stato di tiepidezza e di conoscenza astratta del Signore, a un’esperienza toccante della sua misericordia; un passaggio dall’intellettualismo alla vita mistica.

La sua vita passata, la sua cultura, le sue attività, tutto ormai reputa una perdita di fronte alla conoscenza esperienziale della persona di Gesù Cristo. Gertrude rilegge nella sua vita tutti valori che fin qui aveva acquisito con una luce nuova, con un senso e un contenuto completamente differenti. La giovane monaca, si dedicò così interamente allo studio della sacra scrittura e dei Padri, mettendo per iscritto tutto ciò che pensava potesse giovare a qualcuno. Svolgeva quindi un vero servizio della Parola, insieme a quello della direzione spirituale, considerava se stessa come un canale, per mezzo del quale la grazia voleva raggiungere gli eletti di Dio, qualsiasi dono Dio le facesse era pronta ad erogarlo ad utilità del prossimo, in lei contemplazione e azione, nascondimento e missionarietà, si integrano in una mirabile sintesi tra Dio e gli uomini.

La santa monaca consegnerà quindi alla Chiesa non solo il frutto delle sue meditazioni e studi, ma anche la sua esperienza mistica, così come lo si nota particolarmente negli Esercizi spirituali. Fatta tutta capacità d’amore, Gertrude desidera di essere totalmente del Signore.

La vita di Gertrude fu segnata da numerose malattie, che si intensificarono negli ultimi anni della sua vita, privandola con suo immenso dispiacere di partecipare alle celebrazioni comunitarie, fino al 16 novembre del 1301 o 1302, quando morì all’età di soli quarantacinque anni.

Dolorosi avvenimenti, come la soppressione al tempo della Riforma, resero impraticabile il processo di canonizzazione necessario per riconoscere pubblicamente la santità di Gertrude. Nonostante ciò il suo culto si diffuse presto negli ambienti monastici fino ad essere iscritta nel Martirologio Romano. Bisogna precisare che non sono molti gli studi fatti su santa Gertrude, come su tutta la mistica medioevale, della quale molti hanno preferito porre l’attenzione più sul Legatus che sugli Esercizi.

Nella vita monastica la preghiera liturgica era una componente essenziale, con particolare intensità era vissuta anche la celebrazione Eucaristica, alla quale Gertrude conferì una caratteristica sfumatura nuziale. Il ruolo preminente della liturgia, nella vita della santa, costituì non solo il quadro esteriore nel quale crescere spiritualmente, ma anche il centro su cui si organizza interiormente la sua ricerca di Dio. La proclamazione di tesi scritturistici, gli inni, i salmi, le antifone, il canto, si imprimono nel cuore di Gertrude come segno indelebile. Ed è proprio partendo da tutto questo, che Gertrude ha interamente interiorizzato che scrive le numerose preghiere formulate negli Esercizi. Lo scopo di una simile opera si spiega con la sua vita, costretta dalla malattia alla solitudine, la santa volle rivivere le ricchezze spirituali di quelle celebrazioni alle quali non poteva partecipare; con questo strumento poteva ravvivare la sua anima.

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