Che sapore ha la tua vita?

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Che sapore ha la tua vita?

di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Siamo ancora sul Monte delle Beatitudini, Gesù ancora non ha finito il suo primo, fondante discorso nell’ evangelo di Matteo, anche se ne assaporiamo pochi versetti alla volta, di domenica in domenica.

Non possono essere compresi questi versetti senza quelli precedenti delle beatitudini e viceversa, non si possono comprendere quelli senza questi, è necessario leggere nuovamente tutto il passo, dal v.1 fino alla fine del capitolo cinque.

Il discorso della montagna è costruito su tre grandi sezioni, pilastri: il cap.5 il discorso sull’umanità, sulla sua ricerca, sulla sua scoperta; il cap.6 il discorso religioso, ossia come vivere la relazione con Dio ;il cap.7 il discorso di sintesi, di incontro, di scambio tra queste, l’umanità e la divinità.

Per non cadere nell’efficientismo cattolico, nella ricerca di proseliti, nella convinzione che lo “sforzo eroico”dei singoli è temperamento missionario, per cui ci affrettiamo ad essere apparentemente “salati”, dobbiamo ricordarci ciò che nelle beatitudini era stato detto.

Nessuno nasce puro di cuore, nessuno nasce mite, misericordioso, povero di spirito, operatore di pace o perseguitato a motivo della giustizia, ma tutti siamo chiamati e possiamo essere felici oggi, nel riscoprire la nostra vera umanità, quando la vita ci proporrà di vivere e condividere con lo sconosciuto, che ci abita accanto, una di queste modalità di felicità biblica.

Solo cosi avremo scoperto il sapore della nostra vita, che gusto hanno le nostre giornate, che qualità del tempo abbiamo scelto di vivere e condividere.

Il sale fa la differenza in qualsiasi cibo viene messo; se non c’è si sente, se è troppo anche, deve sempre essere messo di giusta misura.

Il sale non dà il suo sapore, ma esalta il sapore che ogni cibo ha nascosto dentro di se, perciò ne basta sempre poco per fare la differenza.

Così come la luce, non ci viene detto di accendere riflettori da palcoscenico, ma è la visibilità di chi vive della luce della Pasqua, di chi ha gli occhi luminosi tra i tanti che non sanno più guardare il cielo, è la bellezza che inevitabilmente rischiara le tenebre che accerchiano la storia.

C’è tanta più luce nel mondo di quella che vediamo, c’è tanta più luce nel mondo di quella che crediamo, c’è tanta più luce nel mondo di quella che vogliamo, solo che ci siamo voltati dall’altra parte e ancora non abbiamo aperto gli occhi.

Che la Parola evangelica di domenica ci aiuti almeno a strizzare gli occhi e a scoprire di che gusto siamo fatti. Buona domenica a tutti!

 

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