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di Miriam D’Agostino (Sr Myriam)

Siamo storie di salvezza, apparentemente potrebbe sembrare un’espressione banale, già sentita tante altre volte, letta su qualche vecchio commentario, eppure credo che nella domenica di oggi sia la buona nuova notizia da custodire, da non lasciarci rubare, portare via, ma ani da coltivare.

Luca inizia il suo Vangelo con questi versetti che hanno il sapore di un concentrato storico, di dettagli, fatti, persone, circostanze ordinate per raccontare l’evento che ha ricapitolato e riconciliato la storia, la Vita di Gesù; con il tentativo di voler scrivere nel tempo, nello spazio, tra le pieghe del cronos, ciò che indiscutibilmente è kairos, dimensione dell’Oltre che non si fa rinchiudere in nessun altro schema logico.

E poi, Gesù si alza in piedi, nella sinagoga, luogo del culto, della trasmissione della fede, dell’Insegnamento, cerca nei rotoli della Torah una Parola che sigilli la sua missione, la sua vocazione nella storia, il suo stare da uomo tra gli uomini,” e apertolo trovò il passo dove era scritto“, e qui abbiamo in sintesi tutto il programma.

Annunziare ai poveri la loro lieta notizia, cioè che non saranno più poveri, che il loro stato di precarietà è finito, che la giustizia ha preso il suo posto, non con un rito magico, ma perché ciascuno ha assunto le proprie responsabilità eliminando i propri sprechi a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.

Liberazione per i prigionieri, a sciogliere le catene di quei legami che ci imprigionano la vita, la creatività, i sogni, i progetti, i desideri di bene che ci abitano, liberazione della bellezza che siamo. Ai ciechi la vista, quanto brancoliamo scontenti della vita che abbiamo, del marito che non è come il primo giorno, dei figli che disilludono le nostre attese, degli amici che al momento opportuno ti “fregano”, ebbene in questo Vangelo una luce di Verità , di chiarezza, di trasparenza ti chiede il permesso di entrare nella tua vita.

E poi un anno di grazia, un tempo come quest’anno giubilare, in cui il perdono, la misericordia diventano il criterio delle nostre scelte, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, non come “pezze a colori” di un vestito vecchio che lacera il nuovo, ma come garanzia di aria nuova, pulita, tersa, trasparente, che ti permette di tenere lo sguardo alto e i piedi ben radicati alla terra.

E allora sì che sarà una buona domenica in cui riconosciamo che la nostra, è una storia di salvezza.