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trinitàLectio Divina. Domenica 31 maggio 2015
Solennità della Trinità anno B
Mt 28,16-20

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

L’inesauribile mistero della Trinità è qualcosa che da sempre ha turbato la comunità cristiana fin dalle sue origini, come facciamo a spiegare l’Uno in Tre, è una divisione o una moltiplicazione? Non sta a me esaurire il dibattito sul quale sono già state scritte numerose pagine nei manuali di teologia, credo che per domenica sia necessario soffermarsi un po’ in più sulla Parola proposta dalla liturgia.
Siamo alle ultime parole dell’evangelo di Matteo e come ogni buon libro, per capire bene come finisce la storia, bisogna prima di tutto sapere bene come la stessa sia iniziata. Torniamo per un attimo al capitolo uno e leggiamo una lunga genealogia di nomi di persone, di storie, di intrighi, di omicidi, di prostitute, di inganni, di tradimenti, storie di uomini e donne nelle quali e con le quali Dio ha intessuto la Sua Storia e ad un tratto ci viene narrata l’inspiegabile nascita di Gesù che secondo le parole del profeta sarà chiamato l’Emmanuele, il Dio con noi, o meglio ancora il “con te Dio”.

Gli Undici, definizione degli apostoli che ha con se tutto il peso del tradimento di Giuda Iscariota, si sono recati in Galilea dopo l’invito del Risorto alle donne, perché lì Li precede. Fermi un attimo, in Galilea? Ma siamo sicuri? Il Risorto, il Figlio di Dio, Dio stesso è in Galilea. Ma sappiamo cos’è la Galilea? È terra infetta, impura, luogo di perdizione, di tradimento, di infedeli, per un ebreo passare in Galilea significa essere lontani da Dio, l’impossibilità di pregarlo, di andare al tempio, terra pagana, contaminata, corrotta, violenta, è la geografia del peccato.
Eppure il Risorto per ben tre volte invita ad andare in Galilea, non perché forse lì lo incontreranno, non sta giocando a nascondino, ma Lui è già lì che li precede e lì attende. Siamo attesi da Cristo Risorto nella marginalità, nei luoghi del rifiuto e non nella istituzionalità dei nostri riti.
Il Risorto non è andato al tempio di Gerusalemme a dire “avete visto ve lo avevo detto io che ero Dio”, no, il primo luogo abitato da Lui è la Galilea, la nostra terra impura, gli angoli della nostra storia più oscuri, complessi, fragili, che hanno bisogno di redenzione, di incontrare la propria guarigione, la propria risurrezione. E Dio allora continua a scrivere questa storia nella nostra storia, con le nostre vite, la nostra ferialitá, il nostro quotidiano, il nostro tempo, e ci precede e ci attende perché è l’Emmanuele, il “con noi Dio“.

E allora, forse la Trinità si divide per moltiplicarsi, per non essere sola, e per non lasciarci soli, nei nostri templi di pietre fredde e sterili, ma è Vita nuova che sta sempre un passo in avanti, uno sguardo verso orizzonti e prospettive nuove, che va oltre, che attraversa le nostre galilee, fino ad arrivare sul Monte, dove ciò che credevamo fosse maledizione si redime in Beatitudine.

Buona Domenica!

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