Un mezzo morto o un mezzo vivo, tu come lo vedi?

Lectio divina Domenica 10 luglio 2016: Lc 10,25-30

Un mezzo vivo o un mezzo morto, tu come lo vedi?
Un mezzo vivo o un mezzo morto, tu come lo vedi?

 

Un mezzo morto o un mezzo vivo, tu come lo vedi?

di Miriam D’Agostino ( Sr Myriam)

La differenza sulla qualità della nostra vita a volte non la fanno le cose che possediamo, le uscite del sabato sera, gli ultimi modelli della tecnologia, e cosi di seguito. Questo più o meno per una certa parte di cristiani è un discorso già sentito, omelie e prediche a raffica che alimentano solo un gran bel senso d colpa, pur se a livello razionale riconosciamo che ci sia qualcosa di vero in queste parole.

La proposta evangelica di questa domenica ci lascia intuire che esiste un modo “nuovo” di dare qualità al nostro tempo, alla nostra ferialità  e soprattutto alle nostre relazioni. La differenza sta nel “tu come lo vedi?”, nel senso che abituati alla storicità, a ciò che è “reality” o meno, ci siamo assuefatti pensando che tutto si basi sul “cosa” vediamo, ma domenica ci viene chiesto di prendere in considerazione soprattutto e prima di tutto il “come”.

Un uomo pestato dai briganti viene abbandonato sulla strada che da Gerusalemme porta a Gerico, in tre gli passano accanto, ma i primi due vanno oltre e solo il terzo si ferma. Perché? Solo perché è più buono, perché non ha altro da fare, perchè una buona azione ogni tanto va fatta? Personalmente non credo che possa essere solo questo.

La differenza sta non nel cosa vedono, perchè tutti e tre incontrano sul loro cammino, un uomo pestato a sangue e abbandonato sulla strada, ma solo il terzo, il samaritano di turno lo riconosce “un mezzo vivo” e non un “mezzo morto”, che  renderebbe impuro il sacerdote e il levita.

Il samaritano è l’unico in grado di riconoscere ancora vita nell’altro che “casualmente” è finito sul suo cammino, e proprio perchè riconosce vita in lui può prendersene cura, fin dove arrivano le sue possibilità, le sue competenza, riconoscendo in verità che non può fare tutto, che anche lui ha bisogno di altri che lo aiutino ad aiutare, come con il locandiere.

Chi è allora il prossimo? Luca ci educa ad uscire dall’ottica che l’altro è “qualcosa” di funzionale alla mia felicità, ai miei bisogni, alle mie richieste, alle mie esigenze, ma prima di tutto è qualcuno di cui prendersi cura, qualcuno per cui spendere il mo tempo, le mie energie, il mio impegno, le mie capacità, il mio lavoro.

Buona domenica a tutti!

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